Referendum 17 Aprile: per un Voto di buon senso

no-triv_1Il 17 Aprile 2016 è stato indetto un referendum nazionale inerente le trivellazioni nei mari italiani, un appuntamento di cui si parla poco e talvolta a sproposito. Per questo vorrei provare a fare chiarezza sull’argomento, facendo riferimento anche ai pareri di esponenti autorevoli del mondo scientifico ed accademico, oltre che al buon senso.

Il referendum riguarda la durata delle concessioni fatte alle compagnie petrolifere per estrarre gas e petrolio nei nostri mari; in genere, tali concessioni in Italia hanno la durata di trent’anni, con la possibilità di richiedere tre proroghe (una prima proroga di dieci anni e, in seguito, altre due da cinque anni ciascuna). Ma la legge di stabilità 2016 consente che, anche alla scadenza del contratto di concessione, le trivellazioni vengano prorogate a tempo indefinito fino all’esaurimento del giacimento d’interesse.

Ebbene, se vincesse il sì, le compagnie petrolifere attualmente attive entro 12 miglia dalla costa italiana (dove tra l’altro, oggi, il Codice dell’Ambiente non consente più di trivellare per ragioni di sicurezza) sarebbero costrette a rispettare il contratto firmato e quindi a cessare le trivellazioni nella zona di riferimento una volta scadute le tempistiche previste.

Molti detrattori del referendum lo giudicano un provvedimento inutile perché riguarda “solo” 21 piattaforme petrolifere italiane sulle 106 totali presenti nel nostro mare. Jason WangProbabilmente queste persone non hanno fatto un realistico calcolo costi/benefici riguardo alle trivellazioni in Italia. Come dichiarato nella lettera “Energia per l’Italia” inviata al Governo da molti scienziati italiani (ad es. Vincenzo Balzani, Nicola Armaroli, Alberto Bellini, tanto per citarne qualcuno – in questo video di Presa Diretta se ne parla), i nostri giacimenti di gas sono in grado di garantire complessivamente solo venti mesi di autonomia energetica all’Italia, quelli di petrolio trentadue.

L’impatto sulla salute e sull’ambiente causato anche da una sola di queste piattaforme, invece, è ben più duraturo; ho letto articoli in cui queste conseguenze vengono minimizzate, liquidate come “cosa di poco conto”: mi piacerebbe che, chi li ha scritti, andasse a vedere cos’è accaduto in Basilicata.

Io ho degli amici che vivono lì, nella regione più trivellata e d’Italia, che tra l’altro risulta essere anche la più povera del Paese. Sì, perché le trivelle non hanno arricchito nessuno, se non i petrolieri stessi. In cambio, le patologie oncologiche sono aumentate tra la popolazione che vive in aree limitrofe a quelle estrattive, la disoccupazione persiste,
l’ambiente è stato devastato anche in aree protette, i prodotti della terra (perfino il miele) sono stati contaminati.

Non tutti sanno che costruire impianti estrattivi non è un’attività “a sé stante” ma comporta la realizzazione di infrastrutture dedicate (centrali di desolforazione, pozzi, oleodotti, strade di collegamento, passaggio di mezzi pesanti per lo stoccaggio), con conseguenze estremamente invasive non solo in termini di spazio occupato ma anche per l’inquinamento di terra, aria ed acqua prodotto dalle trivellazioni.

Infatti, sia che si estragga gas, sia che si estragga petrolio, per trivellare sono necessari fanghi di perforazione altamente inquinanti; inoltre, come sottolinea la Dott.sa D’Orsogna no_triv_basilicata.jpg(Fisica e Docente all’Università Statale della California), vengono emesse nell’ambiente sostanze tossiche come benzene, composti organici volatili (VOC), idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), idrocarburi policiclici aromatici (PAH) e nanopolveri. Queste sostanze, alcune delle quali cancerogene e nocive per il DNA e per i feti, si diffondono rapidamente nell’ambiente, contaminando anche le aree agricole e di pascolo che producono il nostro cibo. Senza contare il materiale di scarto prodotto, che andrebbe smaltito adeguatamente. Purtroppo non sempre succede.

E in caso di incidenti? E’ vero, le compagnie petrolifere impiegano cementificazioni e materiale isolante ma queste strutture sono naturalmente soggette al deterioramento nel tempo ed eventuali cedimenti sarebbero molto difficili da individuare e da sanare, anche perché, in Italia, i giacimenti sono particolarmente profondi e di conseguenza anche i pozzi estrattivi.
Un incidente a 12 miglia dalla costa sì che inciderebbe sulla nostra economia, compromettendola per decenni. Non per niente, come riporta la stessa Dott.sa D’Orsogna sul suo blog, negli USA è vietato trivellare entro 180 miglia dalla costa.
E allora, vale davvero la pena di mettere a rischio la sicurezza delle persone e dell’ambiente, nostra vera unica risorsa, per tutto questo?

Io credo che siamo tutti responsabili del nostro futuro, credo che il futuro si misuri oltre i prossimi trentadue mesi e che sia fatto di scelte da compiere oggi. Ognuna di queste, anche la più piccola, ha il suo valore. Per questo, il 17 aprile, voterò Sì per dire no alle trivelle.

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2 pensieri su “Referendum 17 Aprile: per un Voto di buon senso

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